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SINDROMI MIELODISPLASTICHE

DEFINIZIONE

Il midollo osseo è costituito dalle cellule progenitrici degli elementi circolanti nel sangue, cioè i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Tali cellule progenitrici maturano progressivamente nel midollo e, a maturazione completata, entrano nel sangue e svolgono la propria funzione.

Le sindromi mielodisplastiche sono un gruppo di malattie del midollo osseo caratterizzate dalla incapacità delle cellule progenitrici di maturare normalmente. La conseguenza è la riduzione quantitativa e qualitativa degli elementi cellulati del sangue periferico (citopenia). La citopenia può dunque essere a carico dei globuli rossi (anemia), a carico delle piastrine (piastrinopenia) o a carico di un tipo di globuli bianchi, detti granulociti neutrofili (neutropenia)

Le sindromi mielodisplastiche sono anche dette “sindromi preleucemiche” in quanto possono evolvere verso forme di leucemia acuta.

EZIOPATOGENESI

Le cause delle sindromi mielodisplastiche sono sconosciute, eccetto per alcune forme, dette “secondarie”, in cui viene documentata una pregressa esposizione a sostanze chimiche come solventi e pesticidi; chemioterapia per il trattamento di malattie tumorali, contatti prolungati con piombo e altri tossici.

ANATOMIA PATOLOGICA

L'osservazione al microscopio del midollo osseo di un paziente affetto da sindrome mielodisplastica, oltre a mostrare alcune alterazioni morfologiche tipiche della difficoltà maturative ai diversi livelli della maturazione delle cellule progenitrici, mostra anche la presenza di alcune cellule completamente immature senza tendenza a maturare affatto. Tali elementi vengono contraddistinti con il termine di “blasti”. La quantità dei blasti è uno dei criteri che contraddistingue le diverse forme di malattia mielodisplastica e costituisce un importante criterio di rischio per evoluzione verso la leucemia.

L'analisi dei cromosomi del midollo osseo spesso mostra delle alterazioni. Alcune di queste alterazioni sono associate con maggior rischio di evoluzione leucemica; altre invece sono considerate prognosticamente favorevoli. Anche riscontrare alterazioni cromosomiche multiple costituisce fattore di rischio per evoluzione leucemica.

ASPETTI NOSOGRAFICI

Le sindromi mielodisplastiche sono di difficile classificazione. La più recente classificazione universalmente riconosciuta è quella dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) pubblicata nel 2002. Essa si basa sostanzialmente sul numero dei blasti midollari, sul numero di “citopenie”, sulla presenza di una tipica anomalia dei precursori dei globuli rossi che vengono detti “sideroblasti ad anello” e sulla presenza di una peculiare alterazione del cromosoma 5. Vengono così denominate le seguenti entità nosologiche: “anemia refrattaria”, “anemia refrattaria con sideroblasti ad anello”, “citopenia refrattaria con displasia multilineare”, “citopenia refrattaria con displasia multilineare e sideroblasti ad anello”, “anemia refrattaria con eccesso di blasti di tipo I” e “di tipo II”, “sindrome 5q-”. A queste forme si aggiungono altre entità non classificabili.

SINTOMATOLOGIA

I sintomi sono correlati al tipo di “citopenia”.

In caso di anemia i sintomi si riconducono a stanchezza, affanno, specie sotto sforzo, affaticabilità, tachicardia.

Solo in caso di grave piastrinopenia possono comparire segni di emorragie come ecchimosi, petecchie (piccoli puntini rossi specie agli arti inferiori o in aree strette da elastici), gengivorragia, epistassi.

In caso di neutropenia severa si ha una compromissione della difesa contro agenti infettivi, specie di tipo batte rico, con quindi suscettibilità di sviluppare malattie infettive.

PERCORSO DIAGNOSTICO

Il sospetto di mielodisplasia si ha in caso di evidenza della riduzione della sostanza contenuta nei globuli rossi, ossia l'emoglobina, di riduzione delle piastrine o di riduzione dei globuli bianchi, in particolare i granulociti neutrofili. Tali alterazioni sono riscontrate facendo un esame del sangue detto esame emocromocitomet rico.

Il sospetto di mielodisplasia persiste se il medico esclude con altri esami del sangue altre possibili cause di citopenia (es. carenza di ferro o di vitamine come acido folico e vitaminia B12, oppure anemia o piastrinopenia di origine autoimmune cioè dovuta ad autoanticorpi che aggrediscono rispettivamente i globuli rossi o le piastrine, etc.).

Se inoltre l'osservazione al microscopio del sangue periferico dimostra alcune alterazioni morfologiche dei globuli del sangue caratteristici di mielodisplasia, allora può esserci indicazione ad eseguire l'esame del midollo osseo.

Oltre all'osservazione della morfologia delle cellule del midollo è opportuno anche l'analisi del “cariotipo”, ossia dei cromosomi del midollo osseo. L'osservazione delle tipiche alterazioni della mielodisplasia, del numero dei blasti e del cariotipo porterà alla diagnosi di mielodisplasia e al tipo di mielodisplasia secondo la moderna classificazione.

PROGNOSI

Esiste un metodo per valutare l'entità del rischio di trasformazione leucemica. Tale metodo è stato pubblicato nel 1997 e prende il nome di “International Prognostic Scoring System” o IPSS. Esso consiste nell'assegnare a tre variabili (numero dei blasti, tipo di alterazione del cariotipo, numero di citopenie) un punteggio, la cui somma dà un valore corrispondente all'entità del rischio.

TERAPIA La terapia delle mielodisplasie è molto variabile e dipende fondamentalmente del rischio attribuito secondo i criteri IPSS.

Nelle forme a basso rischio la tendenza è quella di fornire il supporto necessario per migliorare la qualità di vita, cioè per ridurre i sintomi. Spesso si rico rre al supporto trasfusionale di globuli rossi e/o piastrine. Utile in alcuni cosi può essere la somministrazione di eritropoieitina allo scopo di migliorare la produzione midollare dei globuli rossi. In alcuni casi sono state provate terapie a base di corticosteroidi e di androgeni, come il Danazolo, sia pur con risultati non sempre incoraggianti.

Nelle forme ad alto rischio di trasformazione leucemica la tendenza è invece quella di intervenire con terapie in grado di modificare la storia naturale della malattia. Per questo vengono utilizzati schemi di chemioterapia intensiva molto simili a quelli impiegati nella terapia della leucemia mieloide acuta, fino ad arrivare in casi selezionati al trapianto di cellule staminali ematopoietiche da donatore.

Molti farmaci sono in corso di sperimentazione e alcuni sembrano promettenti per un futuro utilizzo nelle sindromi mielodisplastiche. In particolare Lenalidomide sembra efficace nelle forme di mielodisplasia caratterizzate dalla tipica alterazione del braccio lungo del cromosoma 5 (sindrome 5q-); Azacitidina è già stato registrato negli Stati Uniti (non ancora in Europa) come farmaco attivo nel migliorare le citopenie in tutte le forme di mielodispalsia.

PROTOCOLLI DI STUDIO IN CORSO

L' ematologia dell'Azienda Ospedaliera Ca' Granda Niguarda ha partecipato allo studio europeo, da poco concluso, sulla Lenalidomide in pazienti affetti da mielodisplasia con alterazione del braccio lungo del cromosoma 5 (5q-).

Di prossima apertura è uno studio nazionale di utilizzo di Bortezomib, un nuovo farmaco, il primo di una nuova classe di farmaci chiamati «inibitori del proteasoma», che agisce alterando il normale equilibrio delle cellule e causando la morte delle cellule tumorali. Tale farmaco sarà sperimentato in pazienti affetti da sindrome mielodisplastica ad alto rischio secondo i criteri IPSS non eleggibili a chemioterapia intensiva o trapianto allogenico di cellule staminali o affetti da sindrome mielodisplastica a basso rischio secondo i criteri IPSS che necessitano di supporto con trasfusioni periodiche di sangue, non eleggibili per trattamenti con eritropoietina.

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