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LEUCEMIA LINFATICA CRONICA

DEFINIZIONE

Proliferazione monoclonale di piccoli linfociti che si accumulano nel sangue periferico, nel midollo osseo, milza, fegato, linfonodi, sedi extralinfatiche (più raramente).

EZIOPATOGENESI e EPIDEMIOLOGIA

Per lo più sconosciuta. Predisposizione familiare in alcuni rari casi. Patologia più frequente nei paesi occidentali a sviluppo industriale. Colpisce maggiormente i soggetti anziani (50-70 anni) di sesso maschile (M/F: 2/1).

SINTOMATOLOGIA

Assente nei soggetti in stadio clinico 0 di Rai. Adenopatie polidistrettuali asimmetriche ed epatosplenimegalia negli stadi I e II. Talora splenomegalia isolata (variante splenomegalica pura). Anemia ed emorragie negli stadi clinici III e IV di Rai, da infiltrazione midollare. Possibili complicanze autoimmuni (anemia e/o piastrinopenia), neurologiche e localizzazioni viscerali e cutanee. Astenia, calo ponderale, prurito, febbricola, dispnea da sforzo, sintomi da ingombro splenico più frequenti in stadi clinici avanzati.

PERCORSO DIAGNOSTICO

Esame obiettivo completo
Esami da sangue periferico: esame emocromocitometrico, morfologia da striscio di sangue periferico (ombre di Gumprecht), immunofenotipo su sangue periferico, uricemia, funzionalità epato-renale, elettroforesi sieroproteica, valutazione nefelometrica delle immunoglobuline, valutazione indici di emolisi.
Esami invasivi: mieloaspirato midollare per esame citologico, cariotipo, immunofenotipo; biopsia osteomidollare per esame istologico; biopsia linfonodale per esame istologico ed immunofenotipico (se necessario).

DIAGNOSI

Esami da sangue periferico: linfocitosi (con prolinfociti <10%), eventualmente riduzione delle altre filiere ematiche. Ombre di Gumprecht alla striscio periferico.
Citologia e istologia da midollo osseo: grado di infiltrazione midollare da parte di piccoli linfociti; tipo di infiltrazione linfocitaria: nodulare, interstiziale, diffusa, mista.
Citogenetica: trisomia 12, 14q+, 6q-, alterzioni strutturali cromosoma 13, 17p-, 11q
Immunofenotipo: LLC a fenotipo B (95% casi: sIg a bassa espressione, CD19+ CD5+ CD23+ HLA DR+ FMC7- CD79b-, alterazione molecolare: riarrangiamento monoclonale geni IgH e fenotipo T (5% casi)

CLASSIFICAZIONE
Classificazione secondo RAI: 5 stadi (0-IV) in funzione del grado di linfocitosi, impegno degli organi linfatici, infiltrazione midollare, compromissione della produzione di globuli rossi e piastrine
Classificazione secondo Binet: 3 stadi (A-C) in funzione del grado di impegno degli organi linfatici, presenza di anemia e/o piastrinopenia

PROGNOSI

La sopravvivenza varia da pochi mesi ad alcuni decenni. Cause di morte: legate a età anziana (60-70%), complicazioni infettive (20%), sindrome di Richter, evoluzione prolinfocitoide, secondi tumori (5%), leucemia acuta mieloide (0.3%) o linfoide (0.1%)
Classificazioni cliniche Rai (5 stadi clinici) e Binet (3 stadi clinici): stratificazione dei pazienti in funzione del rischio evolutivo:
Basso rischio (stadi: 0 Rai, A Binet)
Rischio intermedio (stadi: I-II Rai, B Binet)
Alto rischio (stadi: III Rai, C Binet)

TERAPIA

La tendenza attuale è a favore di un trattamento adatto al rischio di maggiore o minore rapida evolutività, basato sui fattori prognostici alla diagnosi.
L’uso degli agenti alchilanti da molti anni noti per la loro attività di contenimento, sono ormai riservati ai pazienti più anziani.
Fludarabina rappresenta il farmaco più utilizzato nei pazienti con età < o uguale a 65 anni.
Gli anticorpi monoclonali (anti-CD52, anti-CD20) appaiono estremamente interessanti con un ruolo potenzialmente eradicante in questa malattia.

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